Missione Cattolica Italiana Karlsruhe
Missione Cattolica Italiana Karlsruhe

Interviste

Decano Hubert Streckert

di Stefania e Maurizio Leuci

Il decanato di Karlsruhe si presenta.

Un colloquio  con il Sig. Decano Hubert Streckert.

 

Il colloquio ha avuto luogo Sabato 10 Gennaio 2015 a Karlsruhe

Da quanto tempo é Decano e dove svolgeva  servizio prima?

Prima di diventare decano a Karlsruhe nel 2008 ho svolto servizio per sei anni come parroco a Neureut nell'Unitá pastorale Karlsruhe Hardt. Prima di essere parroco sono stato per 12 anni Incaricato per la pastorale giovanile della diocesi di Friburgo.

 

Che cosè un decanato e quali sono le sue funzioni?

La diocesi é suddivisa in decanati e i decanati in unitá pastorali e parrocchie. Per la diocesi é responsabile il vescovo, per il decanato il decano, e per le unita pastorali il parroco titolare. La Diocesi di Friburgo ha circa 1094 comunità parrocchiali le quali, a loro volta, formano 294 unità pastorali e 26 decanati. Il decanato di Karlsruhe è il più grande  ed ha 12 unità pastorali e 46 comunità parrocchiali.  Il decano viene nominato dal vescovo per la cura delle varie comunità come coordinatore, ma assume anche le funzioni di parroco  in  una comunità parrocchiale.

 

Ci può informare brevemente sulla storia del suo Decanato?

Il Decanato di Karlsruhe nella sua forma attuale é il risultato della fusione del decanato di Karlsruhe con quello di Ettlingen avvenuta nel 2008. Da poco abbiamo festeggiato i 200 anni di fondazione della comunitá cattolica St. Stephan in Karlsruhe. Ettlingen invece ha una tradizione di circa 800 anni.  Nel 2008 i 29 decanati della diocesi sono stati ridotti a 26. Come si puó notare nella chiesa si tende sempre piú a unificare e a concentrare.

 

Che cosa è cambiato e cambierà ancora nel corso dell'anno per le comunità del Decanato e nella Diocesi di Friburgo?

La novità è  data dal fatto che nel nostro decanato il numero delle parrocchie da 45 o 46 parrocchie verrá ridotto ad appena 12 unitá pastorali. Adesso sono le unitá pastorali che vengono considerate come enti pubblici e quindi possono contrattare, possono assumere personale e sono responsabili del proprio bilancio e non piú le singole parrocchie. Quindi tutto quello che era possibile per una parrocchia ora è possibile per le unitá pastorali.

 

Come sono stati recepiti questi cambiamenti nelle comunitá parrocchiali del Decanato?

È stato naturalmente difficile per molti accettare questi cambiamenti, perchè si ha paura di perdere l'indipendenza nella gestione della comunitá, e si ha paura di perdere un ambiente in cui ci si sente a casa. Per questo abbiamo avviato un dialogo con le comunitá parrocchiali per spiegare in modo chiaro che anche se c'è una nuova struttura essa può continuare ad essere quel luogo familiare in cui si esprime la propria fede. Pertanto é auspicabile che i parrocchiani continuino ad impegnarsi anche in queste nuove strutture e che quella vitalitá che era presente in tante comunitá parrocchiali continui ad essere presente anche nelle unitá pastorali appena costituite.

 

Quali sono i punti salienti della pastorale nel suo decanato?

Il decanato di Karlsruhe comprende la regione dell'Albtal, Ettlingen e di alcuni paesi limitrofi, e naturalmente la città di Karlsruhe. A breve festeggeremo  i 300 anni della fondazione della città. Ci siamo chiesti come decanato come possiamo partecipare all'organizzazione dei festeggiamenti e quale contributo possiamo dare come Chiesa: ecco, questo ad esempio é un punto saliente della nostra pastorale. Il decanato inoltre svolge lavoro di coordinamento per il personale (sacerdoti, religiosi, e laici) che lavorano nell'ambito del decanato. Importante é anche individuare ambiti pastorali, che per evitare "sprechi" di forze vengono organizzati a livello decanale, come ad esempio il lavoro giovanile.

Per il lavoro pastorale con i giovani utilizziamo quasi la metá dei mezzi finanziari a nostra disposizione.

   

Sul tema divorziati e risposati: cosa si sta facendo nel decanato, in quale direzione ci si sta muovendo? Sarà possibile che i divorziati risposati possano ricevere la comunione?

Questo è un tema che da soli nel decanato non possiamo chiarire perchè è un problema della Chiesa tutta. Comunque solo il Papa lo  può autorizzare e su questo  c'é un vivace dibattito. L'ultimo Sinodo Straordiario dei Vescovi dimostra che la discussione é piuttosto accesa. Io distinguo sempre tra foro interno e foro esterno, cioé  tra ciò che deve essere regolato all'interno e ciò che può essere regolato all'esterno. Con Papa Francesco la Misericordia é diventata una caratteristica della Chiesa Cattolica. Pertanto quando un divorziato si avvicina ad un sacerdote, puó contare certamente sul fatto di essere accolto con misericordia e a mio parere, se lo desidera, riceverá anche la comunione e l'assoluzione.  

 

Lo scorso Ottobre é stato celebrato il Sinodo strordinario sulla famiglia, ma non sono state prese decisioni finali. Che cosa ci dovremmo aspettare secondo Lei? Ci saranno dei

cambiamenti sostanziali nella teologia riguardante la Famiglia e i temi annessi?

Lo spero vivamente! Nella Diocesi di Friburgo è stato già redatto un manuale con il quale ci si orientava sulla questione dei divorziati e risposati. In questo manuale si propone anche un rito in cui  si prega per la coppia e in cui  viene benedetta una candela, ma non la coppia. Si potrebbe fare certamente di piú! Spero che Papa Francesco possa smuovere qualcosa. Noi abbiamo scritto varie lettere insieme ai laici esprimendo il nostro parere sull'argomento. Di questo si é parlato anche nella Diözesanversammlung (Raduno diocesano, ndr). Durante questo raduno ci si é espressi a favore di un cambiamento dell'attuale prassi pastorale circa i divorziati risposati.

 

Sul tema "Profughi": Cosa sta facendo il decanato per lenire il dolore dei profughi? Cosa fa il suo decanato e la nostra diocesi?

Nella quarta settimana d'Avvento, abbiamo celebrato un momento di preghiera insieme al Arcivescovo Stephan Burger e al vescovo protestante. Si é trattato di un momento preparato per i profughi e per i volontari che si occupano di questi ultimi. A Karlsruhe i profughi restano per 2 o 3 settimane per il primo censimento, poi vengono portati altrove; dunque c'è una grande alternanza di persone che rimangono poco a Karlsruhe. Noi cerchiamo di aiutare i volontari, appoggiandoli e fortificandoli. In questo senso sono da leggere gli incontri organizzati regolarmente dalla Caritas dove ci si verifica, e ci si incoraggia. Desideriamo che questo lavoro sia legato alle comunitá parrocchiali in modo che vi sia tutto il supporto necessario. Non servono vestiti, in quanto i magazzini sono pieni, ma ambienti dove potersi incontrare per socializzare. Nei luoghi di accoglienza mancanno infatti spazi sociali dove i

bambini possano giocare o dove 20-30 persone si possano incontrare; tuttavia da diverse parrocchie arrivano tante disponibilitá. Questa situazione mi colpisce molto e penso e

talvolta penso che bisognerebbe lasciar perdere altre cose per  concentrarsi solo su questa emergenza profughi. La diocesi ha anche stanziato un milione di Euro alla Caritas International per i campi invernali nell'Iraq del nord. Anche il nostro Arcivescovo Stephan Burger si è prodigato molto su questo tema.

 

Dal suo punto di vista sono giustificate le paure dell Pegidabewegung? Le grandi Chiese (Cattolica ed Evangelica) hanno  contestato a questo movimento il fondamento cristiano.

Cosa ne pensa?

Io sono decisamente contro questo movimento. Penso che in Germania si dovrebbe tener presente che ci sono musulmani devoti che praticano la loro fede come noi la nostra. Ma ci sono anche quelli che usano la religione per i loro interessi, e questi sono fondamentalisti. Coloro che tra i musulmani usano la religione per giustificare la violenza e ledere i diritti degli altri strumentalizzano la loro religione. Costoro li chiamiamo islamisti.  Bisogna essere pertanto molto attenti.

 

Quali iniziative sono partite da parte del Decanato per favorire il dialogo con l'Islam?

Qui a Karlsruhe abbiamo una comunità cristiano-islamica di cui si occupa il mio vice Erhardt Bechtold, il quale organizza incontri anche con un gruppo di donne di religione islamica insieme alla comunità parrocchiale. Il problema è che, a differenza della Chiesa

Cattolica o Evangelica, la comunitá islamica non ha nessuna istituzione che li rappresenti. Parlano per sè stessi e le loro opinioni sono spesso diverse l'una dall'altra, per cui non c'è nessuno che parli per tutti. Se qualcuno chiedesse di parlare con i cattolici si andrà dal Cardinale Marx, per l'Islam è difficile. C'è un gruppo di lavoro ma nessuno che rappresenti tutti e qui a Karlsruhe al momento è così.

 

Come definirebbe, da parte del Decanato, il rapporto con altre chiese cristiane? Quali difficoltà, quali successi?

Noi abbiamo un buon rapporto di lavoro, con la Chiesa Evangelica e con i colleghi evangelici. Questa è sicuramente una collaborazione proficua. Sappiamo che a molte domande che

il mondo pone dobbiamo rispondere insieme come chiesa. Il gruppo di lavoro delle chiese cristiane, la cosidetta ACK (Arbeitsgemeinschaft Christlicher Kirchen), di cui fanno parte ad

esempio i Veterocattolici, i Menoliti e altre chiese presenti nel territorio rappresenta lo sforzo di una risposta comune cristiana alle esigenze del mondo della societá in cui viviamo. Il presidente del ACK al momento è il mio vicario Erhardt Bechthold. Iniziativa di creare un "Giardino delle Religioni" all'interno delle iniziative per i festeggiamenti dei 300 anni di fondazione della cittá di Karlsruhe rientra in questo desiderio delle chiese cristiane di partecipare con un messaggio cristiano unico a questo momento così importante della cittá. Un giornale ecumenico, che viene pubblicato tre volte l'anno rientra all'interno dello sforzo delle chiese cristiane di presentare alla cittá un volto comune. Si puó a ragione affermare che l'ecumenismo sia ben avviato nel nostro Decanato.

 

A Marzo ci saranno le votazioni per i consigli pastorali. Perchè sono così importanti?

I consigli pastorali sono la modalitá concreta con cui nella Chiesa Cattolica viene regolata democraticamente la corresponsabilitá. É molto importante che i laici, sorelle e fratelli, in

virtù del loro Battesimo e della loro Cresima si sentano chiamati e mandati ad esercitare la corresponsabilitá. Ad esempio, sui finanziamenti un parroco non può decidere da solo, dal

momento che ha un solo voto (Lo Statuto per i consigli pastorali tedeschi si discosta da quello che il Codice di Diritto Canonico prevede per tutta la Chiesa. Ciò é possibile perché dal punto di vista giuridico ogni vescovo nella propria diocesi puó mettere in atto emendamenti che rispecchiano le necessitá pastorali ritenute appunto "necessarie" a discrezione del vescovo titolare. Nelle Missioni Cattoliche Italiane si seguono le indicazioni del Codice di Diritto Canonico, ndr). Neppure il vescovo si può opporre ad una decisione del consiglio amministrativo. Ci sono, in molte parti della comunità pastorale, doveri e responsabilità ed è per questo che sono nati i consigli pastorali.

 

Papa Francesco ha dato nuova vitalità alla chiesa. Cosa ne pensa?

Sono contento per il Papa, Vescovo di Roma. Sono, inoltre, molto colpito di come egli eserciti il suo Ufficio. Proprio adesso, per esempio, a Natale ha mostrato grande sensibilitá perchè ha

detto che Gesù bambino piange per tutta la violenza e disumanità che c'è nel mondo. Credo anche che sia un uomo autentico e convincente perchè é la sua fede che lo contraddistingue e non tanto il suo ruolo. Papa Francesco si caratterizza per umiltá e misericordia. Sta tentando di riformare la Curia. Non sará facile! Io prego peró per lui e spero che ci riesca.

 

Sulle Missioni Cattoliche nella Diocesi di Friburgo: noi apparteniamo alla Missione Cattolica Italiana. Cosa pensa lei delle missioni nel suo Decanato, nella Diocesi di Friburgo?

Le Missioni sono importanti e oggi piú che mai in quanto il flusso di migranti é nuovamente aumentato. Nelle Missioni i migranti trovano un primo appoggio. Fino a poco tempo fa pensavo che le missioni molto probabilmente sarebbero via via scomparse perchè mi sembrava che ormai le ultime generazioni non avessero piú bisogno di comunitá di madrelingua. Ad esempio, nella Missione croata, i ragazzi parlano tedesco e sono contenti quando viene un vescovo tedesco per le Cresime. Tuttavia bisogna tenere anche conto del fatto che la cultura tradizionale e la fede espressa nella lingua madre é molto importante per la vitalità della fede. Io stesso ho vissuto da straniero quando studiavo a Parigi, ma poi ho trovato  la mia "patria" nella comunità tedesca. Mi piacerebbe e mi auguro ci sia una buona cooperazione con le Missioni presenti nella nostra Diocesi. Potremo sicuramente migliorare, la collaborazione tra le Missioni e le comunitá dove queste celebrano i loro momenti di fede. Sono molto contento quando si celebra la "messa internazionale" perchè in questa occasione  si fa esperienza di una chiesa viva che mostra la sua cattolicitá, la sua universalitá.

 

Un messagio per le comunità cattoliche: Che cosa consiglierebbe alla comunità italiana per il nuovo anno?

Vorrei che la comunità italiana facesse una forte esperienza come comunità, e che sapesse esprimere la vitalitá della sua fede. Mi auguro che ogni fedele in questa comunitá possa rafforzare la sua identitá cristiana e che in questa comunitá sia curata la vivacitá della fede.

 

Grazie per la sua disponibilitá Sig. Decano Hubert Streckert.

Intervista al Decano - Versione in lingua tedesca
Intervista al decano - tedesco.rtf
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Carmine Garripoli

di Fabio La Cognata

Con l’intervista di oggi vogliamo raccogliere la testimonianza di una persona che ha vissuto, come molti altri, il disagio di lasciare la sua terra di origine per trasferirsi in un paese straniero e ricominciare lì la sua vita.


Incontriamo il sacrestano della Missione Cattolica di Karlsruhe, il Sig. Carmine Garripoli

Sig. Carmine da quale regione Italiana proviene e da quanti anni si trova qui in Germania?
Vengo da Venosa un paese della Basilicata (anticamente conosciuta come Lucania), che ha avuto l’onore di dare i natali al famoso poeta latino Orazio Flacco. Si tratta di una bella cittadina ai piedi del monte Vulture. Mi sono trasferito stabilmente in Germania intorno al 1986, all’età di 23 anni.


Cosa ha lasciato in Italia, che non ha ritrovato qui in Germania?
Fondamentalmente il mio trasferimento fu dovuto al ricongiungimento con la mia famiglia che si era già stabilita in Germania da tempo. In Italia ho lasciato i miei amici, le passeggiate serali e le chiacchierare con le persone, in sostanza le mie abitudini.


Cosa invece ha trovato in Germania che Italia mancava in quel periodo?
L’organizzazione. E’ la prima cosa che ti colpisce dei tedeschi e allo stesso tempo ti affascina. Il loro senso dello Stato e il fatto che se avevi un problema c’era sempre qualcuno preposto a risolverlo.


Quali sono state le prime difficoltà che ha incontrato e come le ha superate?
Ovviamente al primo posto metterei la lingua. E’ sempre difficile imparare una lingua straniera, ma poi, dopo aver seguito un corso organizzato dalla Caritas è andata meglio.
Al secondo posto metterei la “freddezza” o l’indifferenza dei tedeschi nei confronti di noi italiani, specialmente all’inizio quando ancora non ti conoscevano, ma poi anche lì le cose sono migliorate. È bastato individuare la chiesa cattolica a Söllingen, e cominciare a frequentare i buoni cristiani.


Quando ha avuto i primi contatti con la Missione Cattolica Italiana?
Proprio lì a Söllingen, ricevetti a casa una lettera dell’allora missionario Don Domenico (Mimmo) Fasciano, che chiamava a raccolta tutti coloro che fossero interessati a partecipare alla vita comunitaria. Grazie alla Missione Cattolica ho avuto l’opportunità di vivere il mio cammino cristiano nella mia lingua di origine e questo mi ha aiutato molto. Devo dire che avevo provato a seguire la chiesa tedesca, così come facevano alcuni miei compagni, ma sentivo sempre che mancava qualcosa e non mi sentivo pienamente coinvolto.


Quanti missionari ha conosciuto da allora?
Ho avuto occasione di conoscere marginalmente Don Antonio Ligabue, che da lì a poco fu sostituito da Don Mimmo Fasciano. Quando Don Mimmo lasciò la Missione, fu incaricato temporaneamente Don Dismas, al quale succedette l’attuale Don Antonio Federico.


Cosa è cambiato da allora ad oggi nella Comunità Italiana?
Oggi gli italiani di seconda o terza generazione si sforzano di andare a seguire la messa in tedesco, cercando di integrarsi con la comunità tedesca, ma si rendono conto che in realtà non vi trovano soddisfazione e che gli manca sempre un qualcosa. Ed infatti li vedi ritornare fosse anche solo per celebrare un battesimo o un matrimonio nella loro lingua di origine.


Quindi la Missione Cattolica non serve solamente a chi, per motivi di lingua, non può seguire altre comunità?
Esattamente. Sono convinto che il cristiano ha bisogno della cura pastorale, ma che questa venga fatta nella propria lingua e seguendo tradizioni che sente proprie rimane altrettanto fondamentale. Con il Concilio Vaticano II ci è stata data la possibilità di usare le lingue nazionali, e questo è un bene che va usato attraverso la Missione Cattilica.


Cosa si potrebbe fare per riuscire a favorire una maggiore partecipazione alle attività della missione e alla messa domenicale?
Nel caso specifico della nostra Missione, parecchia disinformazione è stata fatta. Credo che una cosa importante da fare sia innanzitutto ripristinare la “verità”, cercando di informare le persone correttamente sullo stato delle cose. Chiarire una volta per tutte che la Missione esiste, è viva ed è a disposizione di tutti, come Cristiani e come Italiani.


Com’è il rapporto con la comunità tedesca?
Fondamentalmente i tedeschi restano indifferenti nei confronti della Missione Cattolica. In questi anni si è fatto poco per integrare le due comunità. I tedeschi sono i padroni di casa e non vedono il motivo per cui debbano essere loro a cambiare le cose, così rimane a noi il doverci adattare. Mi ci faceva riflettere l’altro giorno una signora che, di fronte al rifiuto di poter cambiare orario della Messa ha detto: “… è normale, loro sono i padroni di casa, noi in Italia avremmo fatto lo stesso”. Forse, semplicemente a volte dovremmo ricordarci di agire di più come cristiani, come fratelli e sorelle e darci tutti la mano, aiutandoci gli uni con gli altri anche a correggere i piccoli “difetti”.


Ritiene che la comunità tedesca tenga presente le esigente della Missione Cattolica Italiana?
Ci sono tedeschi che rimangono sensibili alle nostre esigenze e sentono l’esigenza di creare dei canali di comunicazione. Ma c’è ancora molta strada da fare.


Da quanto tempo è sacrestano?
Sono sacrestano dal Maggio del 2000.

 

Qual’è l’aspetto più interessante del suo lavoro?
Mi piace adoperarmi affinché le persone si sentano “accolte” all’interno della comunità e fare in modo che si sentano a loro agio, pronti a sedersi gli uni vicini agli altri a condividere la stessa Fede.

 

Avendo avuto modo di osservare entrambe le comunità, tedesca e italiana, a suo giudizio, quali sono le differenze che le contraddistinguono, al di là della lingua?

Le differenze sono sostanzialmente solo esteriori. Da una parte gli italiani sono briosi, gioiosi, o come dicono i tedeschi “LAUT”. Dall’altra i tedeschi sono composti e anche un po’ rigidi. Ma entrambe vivono appieno la loro cristianità.


Può spiegarci in breve cosa sono le Unità Pastorali che verranno a formarsi nel 2015, e secondo lei miglioreranno il coinvolgimento dei fedeli alla vita della Chiesa?
Le Unità Pastorali sono una conseguenza della carenza di vocazioni, che porta a una diminuzione del numero di preti che possono ricoprire le cariche nelle varie Chiese, e da qui nasce l’esigenza di unire più parrocchie sotto la cura di uno stesso parroco. Un aspetto positivo sembrerebbe il fatto che così si abbattono i “muri” parrocchiali, ma allo stesso tempo potrebbe fare perdere il senso di appartenenza ad una comunità. Bisognerà stare attenti a ricordare ai fedeli che il Cristianesimo è una religione che va oltre il “luogo”, e che bisogna sempre guardare all’universalità del messaggio.


Cosa ne pensa del nuovo Arcivescovo della nostra Diocesi?
Non lo conosco ancora molto bene, ma è giovane e spero che sia l’uomo nuovo che mancava. Diverso dalle figure che fino ad ora si sono succedute in questa carica.

 

Cosa si aspetta da lui?
Spero che faccia più attività pastorale che amministrativa. Vorrei che si rivolgesse di più alle parrocchie e alle persone piuttosto che alle strutture e alle amministrazioni.

 

Crede che con lui possa cambiare il rapporto che c’è oggi tra la Diocesi e la Missione Cattolica?
Penso che l’Arcivescovo debba una volta per tutte pronunciarsi sulla questione delle Missioni, fare quello che in tedesco si dice “machtwort”. Il nostro compito rimane quello di pregare per lui, come lui stesso ci ha chiesto di fare, e in questo modo lo Spirito parlerà attraverso di lui, chiarendo finalmente lo stato giuridico delle Missioni. Sarebbe bello far comprendere che la Missione non si vuole sostituire alla parrocchia, ma vuole raccogliere quelle anime che altrimenti rimarrebbero disperse nel territorio.

 

Cosa pensa di questo nuovo Papa?
“E’ il più grande Papa della storia”. Attraverso di lui si intravede una Chiesa più “umana”. Una Chiesa che guarda con più fiducia verso il futuro. Una Chiesa più povera che si occupi più delle anime che delle cose materiali. Ha ripreso un po’ il messaggio di Benedetto XVI, ma lo porta avanti con più forza e determinazione.

 

Ci avviamo al Natale, e viene da pensare di dover essere tutti più buoni, ma nel mondo le guerre aumentano anziché diminuire. Cosa potrebbero fare i cristiani per riuscire a contrastare la mentalità della guerra?
Il cristiano, da quando è battezzato, è chiamato a fare il tifo per la Pace. I cristiani più di tutti, conoscono il messaggio di Cristo, un uomo che simboleggia la Pace in tutto ciò che ha fatto. Come cristiani dovremmo, oggi più che mai, far ricordare a tutti la figura e l’esempio che Cristo ci ha dato.

 

Quale messaggio vorrebbe dare alla comunità della Missione Cattolica?
Vorrei che la comunità trovasse il sistema per avere un rapporto più sereno con i tedeschi, ogni occasione sarebbe buona. Credo fortemente nell’Europa unita e sono orgoglioso di questo. E’ giusto che ognuno mantenga la propria identità nazionale, ma sono convinto che la conoscenza reciproca porti ad una maggiore comprensione che potrà farci vivere meglio gli uni vicino agli altri come buoni cristiani. La conoscenza porta a “sopportare” l’altro per quello che è.

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