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Chiesa

Sinodo 2014:"Vangelo della Famiglia"

L´indizione di questo Sinodo é il segno chiaro della volontá della Chiesa di trovare un nuovo modo di comunicare il "vangelo della Famiglia" in un contesto di crisi culturale, sociale e spirituale che incide gravemente sull´ identitá della Famiglia. Il Documento finale del Sinodo (Relatio Synodi9 é da considerarsi peró solo  la prima tappa di un cammino che terminerá nell´ ottobre del 2015 con l´ apertura di un altro Sinodo. Ci saranno novitá?

 

Di Don Antonio Federico

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Assemblea dei Vescovi - Fonte: L'Osservatore Romano

8 ottobre 2013. 

        
    Con un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede si rende noto che Papa Francesco ha indetto la III Assemblea Generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi che si terrá in Vaticano dal 5 al 19 ottobre 2014. Tema del Sinodo: Le sfide Pastorali sulla famiglia nel contesto dell´ evangelizzazione”. 

 

L´indizione ufficiale verrá pubblicata sull´ Osservatore Romano il giorno dopo, il 9 ottobre 2014. 

 

Questo Sinodo è il segno chiaro della volontá della Chiesa di trovare un nuovo modo di comunicare il “vangelo della Famiglia” in un contesto di crisi culturale, sociale e spirituale che incide gravemente sull´ identitá della Famiglia. 

 

Dal punto di vista storico non tutti gli studiosi sono concordi nell´ interpretare la situazione attuale della Famiglia come una crisi, perché la tendenza a guardare al passato, come riferimento per valutare il presente, c´è sempre stata. Tuttavia si potrebbe affermare che la trasformazione della Famiglia in atto nel nostro tempo rappresenti una singolarità rispetto al passato, dovuta probabilmente ad un cambiamento del rapporto tra i sessi che porta inequivocabilmente a mutamenti nel modo di intendere le funzioni e il significato del matrimonio e della famiglia. 

 

Questi mutamenti creano un modello matrimoniale e familiare nuovo, in discontinuitá con il passato, mette in discussione il modo di intendere il matrimonio e la famiglia della Chiesa, e pone nuovi problemi di ordine pastorale che non sembra essere possibile risolvere senza creare incongruenze e discrepanze  con l´ attuale insegnamento ufficiale della Chiesa. 

 

Il Sinodo pero’ non è da leggersi solo come l´impegno della Chiesa a volere riflettere sulla questione per trovare soluzioni, ma vuole lanciare anche un forte segnale di unitá e di comunione ecclesiale nel mondo. Le parole di saluto che Papa Francesco rivolge ai Vescovi, “cum Petro et sub Petro” sono da intendersi in questo senso: noi siamo qui a riflettere e a discutere sul tema della famiglia in un contesto di evangelizzazione insieme al Papa. 

 

Il Papa desidera che la Chiesa affronti unita un tema di fondamentale importanza; per questo il Sinodo è chiamato straordinario.

Nella storia postconciliare della Chiesa ci sono stati altri due Sinodi straordinari: il primo (11-28 ottobre 1969) con un tema riguardante il rapporto tra la santa sede e le conferenze episcopali; il secondo (24 novembre-8 dicembre 1985) con un tema  che era legato al ventesimo anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II.
    
La straordinarietá del Sinodo, come viene definita dal Codice di Diritto Canonico della Chiesa (Can. 346, §2), è data dalla materia da trattare, che per il bene della Chiesa esige una rapida definizione:  il tema della Famiglia e le sue implicanze sul matrimonio  sono da considerare una urgenza. 

Il carattere di straordinarietá del Sinodo e la sottolineatura del pontefice, cum Petro et sub Petro, ci suggerisce pero’ altri aspetti che fanno di questa III Assemblea Generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi un Sinodo particolarmente significativo. 


Un aspetto che diversifica questo sinodo straordinario rispetto agli altri precedenti è il fatto che esso è strutturato in due tappe: la prima si svolge nell´ ottobre del 2014 e la seconda si svolgerá nell´ ottobre del 2015. 

 

Un secondo aspetto di novitá è rappresentato dalla modalitá della preparazione di questo Sinodo: l´incontro dei vescovi viene preceduto infatti da un questionario spedito a tutte le diocesi, ma con la richiesta esplicita di coinvolgere anche i fedeli nella compilazione delle risposte. 


Un terzo aspetto di novitá è dato da cambiamenti di ordine strutturale all´ interno del Sinodo che hanno l´ obiettivo di rendere, come dichiara Mons. Lorenzo Baldisseri nella Conferenza Stampa del 5 novembre 2013, “l´ istituzione sinodale un vero ed efficace strumento di comunione attraverso il quale si esprima e si realizzi la collegialità auspicata dal concilio Vaticano II”. 

 

Un quarto aspetto è dato da un considerevole numero di laici  qualificati che a vario titolo partecipano al sinodo. 

 

Infine un ultimo aspetto è dato dal fatto che questo Sinodo si inserisce in un contesto ecclesiale che giá da tempo ha avviato a diversi livelli, e in diverse regioni del mondo il dibattito sul tema della famiglia, esprimendo anche soluzioni pastorali che presentano aspetti discutibili rispetto all´insegnamento ufficiale della Chiesa. 

 

Proprio quest´ultimo aspetto mette alla luce quanto grande sia il rischio di percorrere all ´interno della Chiesa vie pastorali  che si collocano, se non completamente, almeno in parte, al di fuori di scelte condivise insieme, insieme con il Papa e con l´insegnamento ufficiale della Chiesa.

 

Su quest´ultimo aspetto i mezzi di comunicazione sociale sembra abbiano fatto a gara per individuare e mettere in evidenza, invece dell´unitá della Chiesa che si riunisce attorno al Pontefice, i diversi orientamenti presenti in seno al Sinodo identificandoli come tradizionalisti, moderati, modernisti, oppure  polarizzando  i sinodali in conservatori e reazionari o progressisti oppure in fondamentalisti (o clericalisti) e aperturisti.

 

Ovviamente per descrivere dei fatti bisogna pur usare una terminologia, ma la terminologia usata per la descrizione di certi avvenimenti deve essere appropriata, altrimenti si rischia non solo di descrivere male i fatti, ma di suggerire indirettamente anche l´ interpretazione dei fatti stessi. 
    
La finalitá del Sinodo è quella di essere un´assemblea dove avviene “lo scambio delle notizie e dei suggerimenti; e (dove) alla luce del Vangelo e della dottrina della Chiesa vengono delineati orientamenti comuni che, una volta sigillati con l'approvazione del Successore di Pietro, vengono riversati a beneficio delle stesse chiese locali perché la Chiesa intera possa mantenere la comunione nella pluralità delle culture e delle situazioni” (Discorso di Sua Santità Giovanni Paolo II al Consiglio della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi -30 aprile 1983, in http://www.vatican.va).

 

La definizione di Giovanni Paolo II sottolinea esattamente l´opposto di quanto lasciato intendere dai mezzi di comunicazione sociale con le loro definizioni terminologiche: nel sinodo non ci sono partiti, ma un´ assemblea ecclesiale che cerca insieme nel rispetto della propria identitá un orientamento comune a beneficio della comunione nella pluralitá delle culture e delle situazioni.

 

Il Sinodo dei Vescovi è un Assemblea a cui Papa Francesco dice chiaro: “di parlare con parresia, con franchezza e di ascoltare con umiltá” (Saluto del Santo Padre Francesco ai Padri sinodali durante la prima congregazione, Lunedí 6 Ottobre 2014.). Lo si faccia tranquillamente e nella pace, continua il Papa, perché il Sinodo si svolge sempre cum Petro et sub Petro: il Papa è garanzia di unitá.  

 

All´interno di quest´assemblea sinodale sono stati dati accenti diversi, sono state date interpretazioni e fatte proposte pastorali, non come espressione di partiti, o se vogliamo di orientamenti teologici diversi, ma come espressione di una assemblea che ha un “programma” fondata sulla Parola di Dio e la Tradizione della Chiesa.

 

In fondo il Sinodo dei Vescovi è un momento particolare, all´interno di quel cammino della chiesa che sin dall´inizio l´ha caratterizzata e che comprende due aspetti importanti: 1) l´annuncio e l´ approfondimento del Messaggio di salvezza di Gesú Cristo e 2) la modalitá concreta di comunicare questo messaggio per viverlo, testimoniarlo, crederlo. E´ all´interno di questo cammino che la Chiesa fa nel corso della Storia che va collocato il Sinodo che è stato appena celebrato. 

 

Il Concilio Vaticano II aveva parlato di “segni dei tempi” per capire il mondo e trovare un linguaggio nuovo per comunicare il Messaggio di salvezza rivolto a tutti gli uomini. Ecco, su questa linea si muove il Sinodo sulla Famiglia indetto da Papa Francesco: leggere i “segni dei tempi” e trovare insieme un linguaggio adeguato per una pastorale che sia capace di trasmettere speranza nelle diverse situazioni della vita. 

 

La diocesi di Freiburg in Germania aveva tentato da sola di leggere “i segni dei tempi” e aveva giá pubblicato un documento nel 2013: “Handreichung für die Seelsorge zur Begleitung von Menschen in Trennung, Scheidung und nach ziviler Wiederverheiratung in der Erzdiözese Freiburg” (Manuale per la pastorale di accompagnamento di Persone separate, divorziate, o divorziati risposati civilmente nell´ Arcidiocesi di Friburgo). 

 

Questo documento fu messo in circolazione non solo all´interno della Diocesi, ma anche in altre Diocesi tedesche verso la fine di Settembre del  2013. Esso, per le sue proposte pastorali, pur lodevoli nella loro intenzione, sembra contenere aspetti discutibili. 

 

Ed è proprio per questo che l´8 ottobre 2013,  il Prefetto per la Congregazione della Fede Gerhard Ludwig Müller, mandó all´Amministratore Apostolico dell´ Arcidiocesi di Friburgo  Monsignor Robert Zollitsch, che  era anche Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, la richiesta ufficiale (Prot.N.2922/13) di ritirare il documento e di rivederlo.  

 

Il Documento non solo non fu ritirato, ma dopo essere stato discusso nella Riunione Plenaria del Consiglio Pastorale della Diocesi (29-30 Ottobre 2013) fu diffuso nuovamente nella sua seconda edizione di ottobre (2013).

 

Il documento dell´Arcidiocesi di Friburgo evidenzia un movimento all´interno della Chiesa che cerca di dare, giustamente, risposte pastorali concrete per divorziati, divorziati risposati. Il fine buono del documento non è in discussione, in discussione è pero’ la modalitá con cui si vuole raggiungere questo fine e questo probabilmente provoca piú problemi di quanto ne voglia risolvere. 

 

L’episcopato tedesco non é nuovo a iniziative di questo genere, orientate a leggere “i segni dei tempi”. Giá nel 1993 i tre vescovi della oberrheinischen Kirchenprovinz Oskar Saier (Diocesi di Freiburg), Karl Lehmann (Diocesi di Mainz) e Walter Kasper (Diocesi di Rottenburg-Stuttgart) avevano scritto una lettera pastorale comune dal titolo: „ Zur seelsorglichen Begleitung von Menschen aus zerbrochenen Ehe, Geschiedenen und Wiederverheirateten Geschiedenen (Sull´accompagnamento pastorale di persone in situazione di fallimento matrimoniale, divorziati e divorziati risposati). 

 

In  quella lettera pastorale i tre vescovi scrivevano: “La chiesa non puo´ mettere in discussione l´ indissolubilitá del matrimonio. Non puo pero’ neanche chiudere gli occhi dinanzi al fallimento di tanti matrimoni”.

 

Per questi vescovi occorrerebbe guardare alle singole situazioni per differenziarne il giudizio morale e dare piú spazio alla coscienza del singolo. Veniva pertanto suggerito di lasciare alla coscienza personale dei divorziati risposati, magari dopo un cammino di riflessione fatto con un sacerdote preparato, la decisione di accostarsi alla Comunione eucaristica. 

Ma il Prefetto per la Congregazione per la Fede, Cardinal Joseph Ratzinger, respinse la proposta il 14 Settembre 1994 ribadendo quanto dichiarato nella Familiaris Consortio. 

 

A questo punto è legittimo chiedersi per quale motivo la Diocesi di Friburgo diffonda un Manuale, se quanto proposto è stato giá respinto dalla santa Sede ma soprattutto per quale motivo si trovi ancora in circolazione visto che il Prefetto della congregazione Gerhard Müller ha giá disposto il ritiro del documento stesso.

 

Cosa è cambiato rispetto al passato? 

 

È cambiato il Papa, e con lui anche la accentuazione di alcuni aspetti dal punto di vista teologico e pastorale. È ancora presto per individuare con sicurezza la linea teologica e pastorale di Papa Francesco, ma ci sono sufficienti elementi per dire che  ci sono elementi di continuitá e discontinuitá rispetto ai suoi predecessori: elementi di continuitá, in quanto non si discosta da quello che è l´ insegnamento magisteriale; elementi di discontinuitá, in quanto sembra reinterpretare alcuni aspetti  del magistero in una forma nuova, ma come detto, è ancora tropo presto per dirlo con certezza.

 

Si intravede comunque un nuovo modo di impostare sia il discorso teologico, sia l´azione pastorale. 

 

Giovanni Paolo II aveva partecipato al Concilio Vaticano II, ed era legato al pensiero di Paolo VI; si puo´affermare senz´ombra di dubbio che si muovesse secondo lo spirito del Concilio Vaticano II.

 

Ma dopo la II Assemblea Generale Straordinaria del sinodo dei Vescovi (24 novembre-8 dicembre 1985) in cui si è fatto il punto della situazione circa l´ attuazione delle riforme conciliari,  in molti hanno avuto l´ impressione che Giovanni Paolo II bloccasse ogni spinta per sviluppare molte delle idee e degli impulsi del Vaticano II,  e che negli anni successivi abbia soffocato ogni discussione sulle difficoltá e sulle tensioni interne alla Chiesa (C. Bernstein-M. Politi, Sua Santitá Giovanni Paolo II e la storia segreta del nostro tempo, Rizzoli, Milano 1996, p. 454). 

 

Il primo segno di un forte movimento di centralizzazione nella Chiesa venne dato con il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992 prima stesura – 1997 stesura definitiva e approvazione). Sembrava che Giovanni Paolo II volesse avviare una vera e propria Restaurazione. 

 

In proposito dice l´allora Cardinale Ratzinger: “Se per restaurazione si intende un tornare indietro, allora nessuna restaurazione è possibile. La chiesa va avanti verso il compimento della storia, guarda innanzi al Signore che viene. No: indietro non si torna né si puo´ tornare. Nessuna restaurazione dunque in questo senso. Ma se per restaurazione intendiamo la ricerca di un nuovo equilibrio dopo le esagerazioni di un´apertura indiscriminata al mondo, dopo le interpretazioni troppo positive di un mondo agnostico e ateo; ebbene, allora una restaurazione intesa in questo senso (un rinnovato equilibrio, cioè, degli orientamenti e dei valori all´ interno della totalitá cattolica) è del tutto auspicabile ed è del resto giá in atto nella Chiesa. In questo senso si puo´ dire che è chiusa la prima fase dopo il Vaticano II  (V. Messori – J. Ratzinger, Rapporto sulla fede, 236). 

 

In questo contesto le proposte dei tre vescovi della oberreihnischen Kirchenprovinz (1993) non potevano che essere bloccate.

 

Con Papa Francesco avviene una svolta. Il Papa sembra voler incarnare lo spirito del concilio, e portarlo avanti. La dimensione pastorale del Concilio Vaticano II viene accentuata nell´ azione pastorale di questo Papa dandole un accento particolare: quello della Misericordia.

Qui l´aspetto di novitá di Papa Francesco!Sembra che attraverso la categoria della Misericordia egli voglia legare due aspetti che al momento sembrano essere in contrasto: la vita reale dei fedeli e l´insegnamento, il magistero della Chiesa. 

 

Papa Francesco commentando il Vangelo dell´adultera durante una Messa a Santa Marta afferma: “’Ma, Padre, la misericordia cancella i peccati?’. No!  Quello che cancella i peccati è il perdono di Dio! La misericordia è il modo come perdona Dio. Perché Gesù poteva dire: ‘Io ti perdono. Vai!’, come ha detto a quel paralitico che gli avevano condotto dal soffitto: ‘I tuoi peccati ti sono perdonati!’. Qua dice: ‘Vai in pace!’. Gesù va oltre. Le consiglia di non peccare più. Qui si vede l’atteggiamento misericordioso di Gesù: difende il peccatore dai suoi nemici; difende il peccatore da una condanna giusta. Anche noi, quanti di noi, forse dobbiamo andare all’inferno, quanti di noi? E quella è giusta, la condanna… e Lui perdona oltre. Come? Con questa misericordia! La misericordia – afferma il Papa - va oltre e fa la vita di una persona di tal modo che il peccato sia messo da parte. E’ come il cielo.”(http://it.radiovaticana.va/storico/2014/04/07/)

 

Probabilmente sta qui la differenza tra il modo di intendere la misericordia di Giovanni Paolo II e di Papa Francesco.

 

Per Giovanni Paolo II la misericordia è la misericordia rivelata in Cristo e la chiesa “deve professarla in primo luogo come veritá salvifica di fede e necessaria ad una vita coerente con la fede che deve cercare di introdurre e di incarnare nella vita sia dei fedeli sia in quella di tutti gli uomini di buona volontá”  (Dives in Misericordia Cap VI La Misericordia di Dio nella Missione della chiesa introduzione).

 

Per Papa Francesco la misericordia  è il modo con cui Dio perdona. Un modo che rispetta la legge, che non la mette in discussione, che vuole peró il riconoscimento della trasgressione da parte del peccatore e che si riserva di liberarlo dalle conseguenze della legge perché viva e non pecchi piú

( Vedi l´atteggiamento dell´adultera dinanzi a Gesú!).

 

In Giovanni Paolo II è la ragione che viene interpellata perché sia coinvolto il cuore dell´ uomo perché riconosca la veritá. In Papa Francesco viene interpellato il cuore dell´ uomo perché sia coinvolta la ragione per riconoscere la veritá.

 

Evidentemente in Papa Francesco ci troviamo dinanzi ad una impostazione diversa: interpellare il cuore dell´ uomo vuol dire interpellare la coscienza (Cfr, Giobbe 27, 6 e Romani 2,15).

 

Dunque la chiave interpretativa per comprendere l´azione pastorale di Papa Francesco è il rapporto tra la Misericordia, come modo di perdonare di Dio, e il cuore, sede della coscienza.

 

Papa Francesco propone una modalitá diversa per leggere la realtá, per affrontare le situazioni spinosi, anche le piú difficili, e per dare una risposta che metta insieme l´ esigenza di rispettare insieme la veritá senza correre il rischio di adeguarla alla realtá del mondo. È il peso dato alla coscienza dell´ uomo,

cio´che fa la differenza tra Giovanni Paolo II e Papa Francesco. L´uomo non è piú solo oggetto della salvezza, ma anche soggetto della salvezza. 

 

Un cambiamento di prospettiva che è stato registrato quasi sicuramente anche dai responsabili dell´ ufficio di pastorale della diocesi di Friburgo ed è questo che probabilmente li ha convinti  a continuare a diffondere il loro manuale.

 

Da questo punto di vista bisogna riconoscere alla Diocesi di Friburgo il merito di aver voluto cercare una possibilitá per lenire le sofferenze dei divorziati e per trovare un linguaggio nuovo per esprimere la misericordia di Dio nei confronti di tutti. Cio´che pero´ resta discutibile è la decisione di intraprendere un nuovo cammino senza coinvolgere la Chiesa tutta come invece era intenzione di Papa Francesco.

 

Non hanno saputo attendere!

 

Non sono i problemi, non sono neanche le crisi sociali e culturali o il momento storico attuale che mette in difficoltá la chiesa. Cio´ che mette in difficoltá la chiesa sono le iniziative prese al di fuori dell´ unitá ecclesiale e in questo senso il documento di Friburgo sembra aver  aumentato i problemi invece di risolverli, perché ha contribuito a confondere la linea pastorale di Papa Francesco. 

 

Il 20 e il 21 febbraio 2014 Papa Francesco invita il Cardinal Walter Kasper a fare una conferenza al Concistorio, l´ assemblea dei cardinali, con questo ema: Il Vangelo della Famiglia. Si tratta di una riflessione che dopo aver presentato il magistero della Chiesa circa la famiglia e il matrimonio propone anche alcune linee pastorali per poter risolvere il problema dei divorziati. 

 

In questo discorso il cardinale Kasper, sembra ripercorrere grossomodo la proposta pastorale della lettera comune della oberreihnischen Kirchenprovinz del 1993, anche se con argomentazioni diverse, proponendo  anche in questo contesto elementi utili per risolvere il controverso dibattimento circa i divorziati risposati,  come ad esempio adottare la prassi della chiesa ortodossa, oppure rivedere la procedura giudiziaria per l´ annullamento del matrimonio, ma è la Misericordia la chiave per comprendere tutto il discorso di Kasper. 

 

Sia l´ impostazione del discorso ai Cardinali fatto da Kasper sia le proposte fatte  dal punto di vista pastorale si puo´ dire siano tutte passate all´interno dei documenti del Sinodo sulla Famiglia.

 

Per questo motivo e proprio per evitare cio´, c´è stata una alzata di scudi contro il Cardinale Walter Kasper, e la sua posizione teologica e pastorale; in Italia si arriva addirittura a parlare di Kasperismo.

 

Da piú parti iniziano a formarsi resistenze contro l´ impostazione del Cardinale Kasper, che peró gode del benestare di Papa Francesco e di buona parte dell´ episcopato tedesco. 

 

Gli avversari temono che si voglia “diluire il magistero della Chiesa”. Alcuni vescovi temono che la nuova direzione imboccata dal Cardinal Kasper relativizzi il magistero di Giovanni Paolo II e che anzi lo faccia considerare per niente misericordioso. Insomma la situazione si surriscalda.

 

Questo clima di tensione si avverte giá nelle Parole di Papa Francesco quando nel discorso di apertura, Lunedi´6 ottobre,  chiede a tutti i padri sinodali di esprimersi con franchezza, sottolineando peró anche la sinodalitá, cioè il camminare insieme per potere dare una parola di speranza alle famiglie del mondo.

 

Certamente il sinodo è riuscito a raggiungere l´obiettivo che si era prefissato: rilevare la situazione delle famiglie e suggerire possibili soluzioni ai problemi emersi. Certamente il  documento finale del sinodo, la Relatio Synodi, rispecchia il lavoro fatto, e si costituisce come base per ulteriori riflessioni in vista della seconda parte del Sinodo del 2015, ma resta l´amaro in bocca. Il Sinodo in veritá non ha portato grandi novitá rispetto al passato; l´impostazione kasperiana è passata  anche se un po´ sfumata nei suoi contorni, la categoria della Misericordia è considerata, certamente, ma imbrigliata dalla “legge”, e gli aspetti problematici per la chiesa  riguardanti la morale sessuale pur trattati, tra l´altro anche il tema della omosessualitá e delle coppie dello stesso sesso, non si discostano dalle posizioni precedenti. Da questo punto di vista non c´e ´ molta novitá in questo Sinodo di ottobre.

Di nuovo c´è stato peró un maggiore coinvolgimento dei fedeli, attraverso il questionario, e una discussione aperta di tematiche che sembravano non discutibili.

Il Sinodo trasmette comunque in maniera decisa e forte il desiderio della Chiesa tutta, nonostante le difficoltá e tensioni, di annunciare con un linguaggio nuovo e in spirito di misericordia il vangelo a tutti  senza escludere nessuno.

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