Da Karlsruhe a Roma:

pellegrinaggio di soglie, speranze e libertà

 

30 settembre - Trento

La mattina del 30 settembre ci siamo messi in cammino verso l’Italia, lasciandoci alle spalle la quotidianità per entrare in un tempo di pellegrinaggio, di ascolto e di fede rinnovata.

Arrivare a Trento ha avuto un valore simbolico profondo in quanto ha ospitato il Concilio di Trento, un momento decisivo per la Chiesa, in cui la fede si è rinnovata e l’unità in tempi di divisione, con la Riforma di Lutero, si è riaffermata. Aver passeggiato per Trento è stato come vivere in una città rimasta immutata nel tempo. Le sue strade custodiscono la storia e i palazzi raccontano la fede che resiste. Siamo passati accanto alla Fontana di Nettuno, emblema della città e abbiamo visitato la Basilica di San Vigilio, luogo di raccoglimento e silenzio. In quella cornice abbiamo sentito che il nostro pellegrinaggio cominciava davvero, il cuore si apriva al cammino e la mente si disponeva all’ascolto.

1 ottobre - Alfonsine e Ravenna

La mattina del 1° ottobre siamo stati accolti con calore dalla parrocchia di Don Stanislao ad

Alfonsine. Per molti anni responsabile delle missioni salesiane, Don Stanislao ha presieduto la Messa, durante la quale ha ricordato Santa Teresa di Gesù Bambino, patrona delle missioni, una santa la cui fede, libera e sconfinata, le permetteva di amare senza limiti e di raggiungere il mondo intero con la preghiera e con il cuore.

Alfonsine, ci ha spiegato Don Stanislao, è una terra dalla storia complessa. Nei secoli passati le chiese sono state saccheggiate e con il tempo si è radicata una certa distanza dal sacro. È rimasta una diffidenza verso la parola della fede, ma proprio qui, in questa resistenza, nasce la sfida della missione. La sua testimonianza ci ha toccato poichè seminare la Parola dove il terreno sembra arido è un atto di libertà, di fiducia e di amore.

Dopo la celebrazione ci siamo diretti a Ravenna, la città dei mosaici e Patrimonio dell’UNESCO. In questa città la fede si legge nelle pietre e nella luce. I mosaici non sono solo decorazione ma Vangelo in immagini raccontando Cristo, i Santi, la Chiesa e la storia della salvezza.

Abbiamo visitato la Cappella di Sant’Andrea, il Battistero Neoniano, Sant’Apollinare Nuovo, il Battistero degli Ariani, la Basilica di San Vitale, la Basilica di San Francesco e la tomba di Dante. Davanti a quei mosaici, così vivi e luminosi, abbiamo percepito la continuità tra fede, arte e storia in cui ogni tessera è parte di un disegno più grande, come ognuno di noi lo è nella comunità cristiana. Nel pomeriggio abbiamo visitato i dintorni e vissuto momenti di fraternità, mentre la sera si è conclusa con un incontro conviviale, una serata semplice, di amicizia e di condivisione.

 

2 ottobre – Alfonsine, Bologna e Viterbo 

La mattina del 2 ottobre Don Waldemar e Don Stanislao, legati dal trascorso comune dai Salesiani, hanno celebrato la Messa ad Alfonsine come segno di comunione e continuità nel cammino.  La giornata è proseguita a Bologna, città universitaria e ricca di storia. Nella Basilica di San Petronio, patrono di Bologna, luogo dove scienza e fede dialogano, è tracciata nel pavimento la meridiana, un tempo la più grande del mondo, un capolavoro di precisione, segno di come il tempo e la luce si mettano al servizio della fede, ricordandoci che Dio è Signore anche del tempo e della materia. La sera siamo giunti a Viterbo, chiamata la “città dei Papi” perché nel XIII secolo è stata sede pontificia. Proprio qui nel Palazzo dei Papi si è tenuto nel 1268-1271 il primo Conclave della storia, dopo una lunghissima elezione durata quasi 3 anni.

 

3 ottobre – Viterbo, Caprarola e Roma

Il giorno seguente a Viterbo abbiamo visitato il centro storico, la città sotterranea, la Basilica di San

Lorenzo e la chiesa di San Giovanni Battista, la cui volta centrale affrescata da Giuseppe Rosi nel 1756 rappresenta l’Empireo, ovvero il cielo della gloria con angeli e beati su nuvole protesi verso la luce celeste. Rosi era maestro nell’uso della prospettiva illusionistica, cioè quella tecnica pittorica che attraverso giochi di luce e linee, crea l’illusione di uno spazio tridimensionale su una superficie piana. Nella chiesa le finte colonne dipinte lungo le pareti e la volta sembrano muoversi e inclinarsi mentre il visitatore cammina nella navata, l’occhio percepisce un leggero spostamento della prospettiva, come se le colonne ruotassero per seguire lo sguardo.

Nel nostro pellegrinaggio guardare questo affresco ci ha invitati a elevare il cuore verso Dio e ad alzare lo sguardo oltre le cose terrene.

Proseguendo abbiamo raggiunto Caprarola, dove si erge il maestoso Palazzo Farnese voluto dal cardinale Alessandro Farnese il Giovane. Le sue proporzioni armoniose e la sua bellezza ci hanno ricordato che l’arte quando è ordinata alla gloria di Dio diventa preghiera in forma di pietra.

La sera siamo giunti all’ultima tappa del pellegrinaggio, a Roma. Abbiamo festeggiato tutti insieme il compleanno di un fratello di viaggio, cantando insieme canzoni italiane accompagnati da una chitarra dal vivo, un momento di fraternità autentica e gioiosa, preludio alla meta tanto attesa.

 

4 ottobre – Roma, Sant’Oreste e Santuario del Divino Amore

Il 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, si è aperto con la Messa celebrata da Don Waldemar nella cappella dell’albergo, ci siamo poi diretti in Piazza San Pietro per l’udienza giubilare con il Santo Padre. Il Papa ha parlato del coraggio di Santa Chiara d’Assisi invitando tutti a non rimanere neutrali nella vita:

“Chiara si è schierata, ha scelto Cristo. Anche noi siamo chiamati a scegliere da che parte stare.”

Ha ricordato che sperare significa proprio questo, prendere posizione per il bene, come Chiara fece nella sua radicale libertà evangelica. La speranza non è quindi attesa passiva, bensì decisione attiva, libertà incarnata.

Nel pomeriggio ci siamo spostati a Sant’Oreste, ai piedi del Sacro Monte dei Romani, dove abbiamo pranzato in fraternità.  

Abbiamo continuato il nostro pellegrinaggio visitando il Santuario del Divino Amore situato poco fuori Roma, sorto intorno all’immagine miracolosa della Madonna che nel 1740 salvò un pellegrino minacciato dai cani invocando il suo aiuto. Il santuario è da allora meta di preghiera e di grazie. Entrando nella chiesa si rimane colpiti dalle innumerevoli tavolette votive, segni concreti della gratitudine di coloro che hanno sperimentato un miracolo o una grazia particolare.

Nel nostro pellegrinaggio questo luogo ci ha accolti con un silenzio pieno di pace, immerso nella natura che lo circonda. Qui abbiamo recitato insieme il rosario all’aperto, lasciandoci avvolgere da un senso di raccoglimento e serenità. Il Divino Amore si è rivelato così non solo come santuario di miracoli ma anche come spazio di rinnovamento interiore, dove la fede si respira e la presenza di Maria si fa vicina e materna.

La sera, riuniti nella sala dell’albergo, dopo aver pregato San Francesco, abbiamo vissuto un momento di intensa condivisione in cui ognuno ha espresso ciò che aveva toccato il proprio cuore durante il pellegrinaggio. È stato un momento commovente e di grazia profonda in cui la fede è diventata racconto e comunione.

 

5 ottobre - Roma e Sacrofano

La mattina del 5 ottobre abbiamo partecipato alla Santa Messa e all’Angelus del Papa in Piazza San Pietro. Eravamo vicinissimi all’altare, a pochi metri da Lui, un’esperienza di grazia e di comunione con la Chiesa universale. Il Papa ha parlato della speranza cristiana come impegno concreto e del Giubileo come occasione per rinnovarsi nella fede e nella missione. In tale occasione ha richiamato all’importanza della vocazione missionaria della Chiesa, che non significa solo l’invio di missionari lontano bensì anche accogliere i migranti che cercano rifugio e speranza promuovendo una cultura di fraternità che va oltre i pregiudizi e gli stereotipi.

Nel pomeriggio abbiamo vissuto il momento più significativo del nostro pellegrinaggio: il passaggio della soglia nella Basilica di San Paolo fuori le Mura.

Attraversare la Porta Santa è stato come rivivere in prima persona il senso profondo del Giubileo, attraversare la misericordia di Dio, lasciare dietro di sé il peso e ripartire leggeri. La Porta Santa, simbolo del Giubileo per antonomasia, segno che apre all’indulgenza, alla riconciliazione e al nuovo tempo di grazia, ci ha ricordato che la libertà cristiana è quella di chi entra in Cristo come “porta”, trovando salvezza, uscita e pascolo (Giovanni 10), scelto non per imposizione ma con cuore libero.

Dopo questo momento di grazia ci siamo diretti a Sacrofano, dove sorge la parrocchia che per tanti anni ha ospitato Don Waldemar. Abbiamo cenato insieme in un locale rincavato in una grotta, tra racconti e risate, una chiusura perfetta per un cammino vissuto con fede e amicizia.

 

6 ottobre - il ritorno a Karlsruhe

La mattina seguente siamo ripartiti verso Karlsruhe. Non solo verso le nostre case ma verso la vita di ogni giorno, consapevoli che il pellegrinaggio non è finito, continua in ciascuno di noi ogni volta che scegliamo di aprire una porta, di varcare una soglia, di servire con libertà e speranza.

 

Con affetto Tamara Zorretti e Francesco Patrone 

 

 

LETTERA ENCICLICA

DILEXIT NOS

DEL SANTO PADRE

FRANCESCO

SULL’AMORE UMANO E DIVINO

DEL CUORE DI GESÙ CRISTO

 

1. «Ci ha amati», dice San Paolo riferendosi a Cristo (Rm 8,37), per farci scoprire che da questo amore nulla «potrà mai separarci» (Rm 8,39). Paolo lo affermava con certezza perché Cristo stesso aveva assicurato ai suoi discepoli: «Io ho amato voi» (Gv 15,9.12). Ci ha anche detto: «Vi ho chiamato amici» (Gv 15,15). Il suo cuore aperto ci precede e ci aspetta senza condizioni, senza pretendere alcun requisito previo per poterci amare e per offrirci la sua amicizia: Egli ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4,10). Grazie a Gesù «abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi» (1 Gv 4,16). I. L’IMPORTANZA DEL CUORE 2. Per esprimere l’amore di Gesù si usa spesso il simbolo del cuore. Alcuni si domandano se esso abbia un significato tuttora valido. Ma quando siamo tentati di navigare in superficie, di vivere di corsa senza sapere alla fine perché, di diventare consumisti insaziabili e schiavi degli ingranaggi di un mercato a cui non interessa il senso della nostra esistenza, abbiamo bisogno di recuperare l’importanza del cuore. [1] Cosa intendiamo quando diciamo.... clicca qui sotto per leggere. 

https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/20241024-enciclica-dilexit-nos.pdf

 

CORSO CRESIMA

GIOVANI E ADULTI

(dai 17 anni in sù)

Inizio: 16 marzo 2024

 

Vedi sezione CORSI E FORMAZIONE

 

 

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Mese di marzo è dedicato a San Giuseppe. Invito tutti a recitare la preghiera della consacrazione della nostra Missione a San Giuseppe che troviamo in fondo di questa pagina o su cartoline preparate per la intitolazione.

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Messaggio del Santo Padre per la XXXII Giornata Mondiale del Malato (11 febbraio 2024), 13.01.2024

 

«Non è bene che l’uomo sia solo».

Curare il malato curando le relazioni

 

...Ci fa bene riascoltare quella parola biblica: non è bene che l’uomo sia solo! Dio la pronuncia agli inizi della creazione e così ci svela il senso profondo del suo progetto per l’umanità ma, al tempo stesso, la ferita mortale del peccato, che si introduce generando sospetti, fratture, divisioni e, perciò, isolamento. Esso colpisce la persona in tutte le sue relazioni: con Dio, con sé stessa, con l’altro, col creato. Tale isolamento ci fa perdere il significato dell’esistenza, ci toglie la gioia dell’amore e ci fa sperimentare un oppressivo senso di solitudine in tutti i passaggi cruciali della vita.

Fratelli e sorelle, la prima cura di cui abbiamo bisogno nella malattia è la vicinanza piena di compassione e di tenerezza. Per questo, prendersi cura del malato significa anzitutto prendersi cura delle sue relazioni, di tutte le sue relazioni: con Dio, con gli altri – familiari, amici, operatori sanitari –, col creato, con sé stesso. È possibile? Si, è possibile e noi tutti siamo chiamati a impegnarci perché ciò accada. Guardiamo all’icona del Buon Samaritano (cfr Lc 10,25-37), alla sua capacità di rallentare il passo e di farsi prossimo, alla tenerezza con cui lenisce le ferite del fratello che soffre....

 

Per leggere tutto il messaggio clica qui.

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

VII GIORNATA MONDIALE DEI POVERI

Domenica XXXIII del Tempo Ordinario
19 novembre 2023

 

«Non distogliere lo sguardo dal povero» (Tb 4,7)


1. La Giornata Mondiale dei Poveri, segno fecondo della misericordia del Padre, giunge per la settima volta a sostenere il cammino delle nostre comunità. È un appuntamento che progressivamente la Chiesa sta radicando nella sua pastorale, per scoprire ogni volta di più il contenuto centrale del Vangelo. Ogni giorno siamo impegnati nell’accoglienza dei poveri, eppure non basta. Un fiume di povertà attraversa le nostre città e diventa sempre più grande fino a straripare; quel fiume sembra travolgerci, tanto il grido dei fratelli e delle sorelle che chiedono aiuto, sostegno e solidarietà si alza sempre più forte. Per questo, nella domenica che precede la festa di Gesù Cristo Re dell’Universo, ci ritroviamo intorno alla sua Mensa per ricevere nuovamente da Lui il dono e l’impegno di vivere la povertà e di servire i poveri.

«Non distogliere lo sguardo dal povero» (Tb 4,7). Questa Parola ci aiuta a cogliere l’essenza della nostra testimonianza. Soffermarci sul Libro di Tobia, un testo poco conosciuto dell’Antico Testamento, avvincente e ricco di sapienza, ci permetterà di entrare meglio nel contenuto che l’autore sacro desidera trasmettere. Davanti a noi si apre una scena di vita familiare: un padre, Tobi, saluta il figlio, Tobia, che sta per intraprendere un lungo viaggio. Il vecchio Tobi teme di non poter più rivedere il figlio e per questo gli lascia il suo “testamento spirituale”. Lui è stato un deportato a Ninive ed ora è cieco, dunque doppiamente povero, ma ha sempre avuto una certezza, espressa dal nome che porta: “il Signore è stato il mio bene”. Quest’uomo, che ha confidato sempre nel Signore, da buon padre desidera lasciare al figlio non tanto qualche bene materiale, ma la testimonianza del cammino da seguire nella vita, perciò gli dice: «Ogni giorno, figlio, ricordati del Signore; non peccare né trasgredire i suoi comandamenti. Compi opere buone in tutti i giorni della tua vita e non metterti per la strada dell’ingiustizia» (4,5).

2. Come si può osservare subito, il ricordo che il vecchio Tobi chiede al figlio non si limita a un semplice atto della memoria o a una preghiera da rivolgere a Dio. Egli fa riferimento a gesti concreti che consistono nel compiere opere buone e nel vivere con giustizia. Questa esortazione si specifica ancora di più: «A tutti quelli che praticano la giustizia fa’ elemosina con i tuoi beni e, nel fare elemosina, il tuo occhio non abbia rimpianti» (4,7).

Stupiscono non poco le parole di questo vecchio saggio. Non dimentichiamo, infatti, che Tobi ha perso la vista proprio dopo aver compiuto un atto di misericordia. Come egli stesso racconta, la sua vita fin da giovane era dedicata a opere di carità: «Ai miei fratelli e ai miei compatrioti, che erano stati condotti con me in prigionia a Ninive, nel paese degli Assiri, facevo molte elemosine. […] Davo il pane agli affamati, gli abiti agli ignudi e, se vedevo qualcuno dei miei connazionali morto e gettato dietro le mura di Ninive, io lo seppellivo» (1,3.17).

Per questa sua testimonianza di carità, il re lo aveva privato di tutti i suoi beni rendendolo completamente povero. Il Signore però aveva ancora bisogno di lui; ripreso il suo posto di amministratore, non ebbe timore di continuare nel suo stile di vita. Ascoltiamo il suo racconto, che parla anche a noi oggi: «Per la nostra festa di Pentecoste, cioè la festa delle Settimane, avevo fatto preparare un buon pranzo e mi posi a tavola:la tavola era imbandita di molte vivande. Dissi al figlio Tobia: “Figlio mio, va’, e se trovi tra i nostri fratelli deportati a Ninive qualche povero, che sia però di cuore fedele, portalo a pranzo insieme con noi. Io resto ad aspettare che tu ritorni, figlio mio”» (2,1-2). Come sarebbe significativo se, nella Giornata dei Poveri, questa preoccupazione di Tobi fosse anche la nostra! Invitare a condividere il pranzo domenicale, dopo aver condiviso la Mensa eucaristica. L’Eucaristia celebrata diventerebbe realmente criterio di comunione. D’altronde, se intorno all’altare del Signore siamo consapevoli di essere tutti fratelli e sorelle, quanto più diventerebbe visibile questa fraternità condividendo il pasto festivo con chi è privo del necessario!

Tobia fece come gli aveva detto il padre, ma tornò con la notizia che un povero era stato ucciso e lasciato in mezzo alla piazza. Senza esitare, il vecchio Tobi si alzò da tavola e andò a seppellire quell’uomo. Tornato a casa stanco, si addormentò nel cortile; gli cadde sugli occhi dello sterco di uccelli e divenne cieco (cfr 2,1-10). Ironia della sorte: fai un gesto di carità e ti capita una disgrazia! Ci viene da pensare così; ma la fede ci insegna ad andare più in profondità. La cecità di Tobi diventerà la sua forza per riconoscere ancora meglio tante forme di povertà da cui era circondato. E il Signore provvederà a suo tempo a restituire al vecchio padre la vista e la gioia di rivedere il figlio Tobia. Quando venne quel giorno, «Tobi gli si buttò al collo e pianse, dicendo: “Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi!”.Ed esclamò: “Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome! Benedetti tutti i suoi angeli santi! Sia il suo santo nome su di noi e siano benedetti i suoi angeli per tutti i secoli. Perché egli mi ha colpito, ma ora io contemplo mio figlio Tobia”» (11,13-14).

3. Possiamo chiederci: da dove Tobi attinge il coraggio e la forza interiore che gli permettono di servire Dio in mezzo a un popolo pagano e di amare a tal punto il prossimo a rischio della sua stessa vita? Siamo davanti a un esempio straordinario: Tobi è uno sposo fedele e un padre premuroso; è stato deportato lontano dalla sua terra e soffre ingiustamente; è perseguitato dal re e dai vicini di casa… Nonostante sia di animo così buono è messo alla prova. Come spesso ci insegna la sacra Scrittura, Dio non risparmia le prove a quanti operano il bene. Come mai? Non lo fa per umiliarci, ma per rendere salda la nostra fede in Lui.

Tobi, nel momento della prova, scopre la propria povertà, che lo rende capace di riconoscere i poveri. È fedele alla Legge di Dio e osserva i comandamenti, ma questo a lui non basta. L’attenzione fattiva verso i poveri gli è possibile perché ha sperimentato la povertà sulla propria pelle. Pertanto, le parole che rivolge al figlio Tobia sono la sua genuina eredità: «Non distogliere lo sguardo da ogni povero» (4,7). Insomma, quando siamo davanti a un povero non possiamo voltare lo sguardo altrove, perché impediremmo a noi stessi di incontrare il volto del Signore Gesù. E notiamo bene quell’espressione «da ogni povero». Ognuno è nostro prossimo. Non importa il colore della pelle, la condizione sociale, la provenienza… Se sono povero, posso riconoscere chi è veramente il fratello che ha bisogno di me. Siamo chiamati a incontrare ogni povero e ogni tipo di povertà, scuotendo da noi l’indifferenza e l’ovvietà con le quali facciamo scudo a un illusorio benessere.

4. Viviamo un momento storico che non favorisce l’attenzione verso i più poveri. Il volume del richiamo al benessere si alza sempre di più, mentre si mette il silenziatore alle voci di chi vive nella povertà. Si tende a trascurare tutto ciò che non rientra nei modelli di vita destinati soprattutto alle generazioni più giovani, che sono le più fragili davanti al cambiamento culturale in corso. Si mette tra parentesi ciò che è spiacevole e provoca sofferenza, mentre si esaltano le qualità fisiche come se fossero la meta principale da raggiungere. La realtà virtuale prende il sopravvento sulla vita reale e avviene sempre più facilmente che si confondano i due mondi. I poveri diventano immagini che possono commuovere per qualche istante, ma quando si incontrano in carne e ossa per la strada allora subentrano il fastidio e l’emarginazione. La fretta, quotidiana compagna di vita, impedisce di fermarsi, di soccorrere e prendersi cura dell’altro. La parabola del buon samaritano (cfr Lc 10,25-37) non è un racconto del passato, interpella il presente di ognuno di noi. Delegare ad altri è facile; offrire del denaro perché altri facciano la carità è un gesto generoso; coinvolgersi in prima persona è la vocazione di ogni cristiano.

5. Ringraziamo il Signore perché ci sono tanti uomini e donne che vivono la dedizione ai poveri e agli esclusi e la condivisione con loro; persone di ogni età e condizione sociale che praticano l’accoglienza e si impegnano accanto a coloro che si trovano in situazioni di emarginazione e sofferenza. Non sono superuomini, ma “vicini di casa” che ogni giorno incontriamo e che nel silenzio si fanno poveri con i poveri. Non si limitano a dare qualcosa: ascoltano, dialogano, cercano di capire la situazione e le sue cause, per dare consigli adeguati e giusti riferimenti. Sono attenti al bisogno materiale e anche a quello spirituale, alla promozione integrale della persona. Il Regno di Dio si rende presente e visibile in questo servizio generoso e gratuito; è realmente come il seme caduto nel terreno buono della vita di queste persone che porta il suo frutto (cfr Lc 8,4-15). La gratitudine nei confronti di tanti volontari chiede di farsi preghiera perché la loro testimonianza possa essere feconda.

6. Nel 60° anniversario dell’Enciclica Pacem in terris, è urgente riprendere le parole del santo Papa Giovanni XXIII quando scriveva: «Ogni essere umano ha il diritto all’esistenza, all’integrità fisica, ai mezzi indispensabili e sufficienti per un dignitoso tenore di vita, specialmente per quanto riguarda l’alimentazione, il vestiario, l’abitazione, il riposo, le cure mediche, i servizi sociali necessari; e ha quindi il diritto alla sicurezza in caso di malattia, di invalidità, di vedovanza, di vecchiaia, di disoccupazione, e in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà» (n. 6).

Quanto lavoro abbiamo ancora davanti a noi perché queste parole diventino realtà, anche attraverso un serio ed efficace impegno politico e legislativo! Malgrado i limiti e talvolta le inadempienze della politica nel vedere e servire il bene comune, possa svilupparsi la solidarietà e sussidiarietà di tanti cittadini che credono nel valore dell’impegno volontario di dedizione ai poveri. Si tratta certo di stimolare e fare pressione perché le pubbliche istituzioni compiano bene il loro dovere; ma non giova rimanere passivi in attesa di ricevere tutto “dall’alto”: chi vive in condizione di povertà va anche coinvolto e accompagnato in un percorso di cambiamento e di responsabilità.

7. Ancora una volta, purtroppo, dobbiamo constatare nuove forme di povertà che si assommano a quelle già descritte in precedenza. Penso in modo particolare alle popolazioni che vivono in luoghi di guerra, specialmente ai bambini privati di un presente sereno e di un futuro dignitoso. Nessuno potrà mai abituarsi a questa situazione; manteniamo vivo ogni tentativo perché la pace si affermi come dono del Signore Risorto e frutto dell’impegno per la giustizia e il dialogo.

Non posso dimenticare le speculazioni che, in vari settori, portano a un drammatico aumento dei costi che rende moltissime famiglie ancora più indigenti. I salari si esauriscono rapidamente costringendo a privazioni che attentano alla dignità di ogni persona. Se in una famiglia si deve scegliere tra il cibo per nutrirsi e le medicine per curarsi, allora deve farsi sentire la voce di chi richiama al diritto di entrambi i beni, in nome della dignità della persona umana.

Come non rilevare, inoltre, il disordine etico che segna il mondo del lavoro? Il trattamento disumano riservato a tanti lavoratori e lavoratrici; la non commisurata retribuzione per il lavoro svolto; la piaga della precarietà; le troppe vittime di incidenti, spesso a causa della mentalità che preferisce il profitto immediato a scapito della sicurezza… Tornano alla mente le parole di san Giovanni Paolo II: «Primo fondamento del valore del lavoro è l’uomo stesso. […] L’uomo è destinato ed è chiamato al lavoro, però prima di tutto il lavoro è “per l’uomo”, e non l’uomo “per il lavoro”» (Enc. Laborem exercens, 6).

8. Questo elenco, già di per sé drammatico, dà conto in modo solo parziale delle situazioni di povertà che fanno parte del nostro quotidiano. Non posso tralasciare, in particolare, una forma di disagio che appare ogni giorno più evidente e che tocca il mondo giovanile. Quante vite frustrate e persino suicidi di giovani, illusi da una cultura che li porta a sentirsi “inconcludenti” e “falliti”. Aiutiamoli a reagire davanti a queste istigazioni nefaste, perché ciascuno possa trovare la strada da seguire per acquisire un’identità forte e generosa.

È facile, parlando dei poveri, cadere nella retorica. È una tentazione insidiosa anche quella di fermarsi alle statistiche e ai numeri. I poveri sono persone, hanno volti, storie, cuori e anime. Sono fratelli e sorelle con i loro pregi e difetti, come tutti, ed è importante entrare in una relazione personale con ognuno di loro.

Il Libro di Tobia ci insegna la concretezza del nostro agire con e per i poveri. È una questione di giustizia che ci impegna tutti a cercarci e incontrarci reciprocamente, per favorire l’armonia necessaria affinché una comunità possa identificarsi come tale. Interessarsi dei poveri, quindi, non si esaurisce in frettolose elemosine; chiede di ristabilire le giuste relazioni interpersonali che sono state intaccate dalla povertà. In tal modo, “non distogliere lo sguardo dal povero” conduce a ottenere i benefici della misericordia, della carità che dà senso e valore a tutta la vita cristiana.

9. La nostra attenzione verso i poveri sia sempre segnata dal realismo evangelico. La condivisione deve corrispondere alle necessità concrete dell’altro, non a liberarmi del mio superfluo. Anche qui ci vuole discernimento, sotto la guida dello Spirito Santo, per riconoscere le vere esigenze dei fratelli e non le nostre aspirazioni. Ciò di cui sicuramente hanno urgente bisogno è la nostra umanità, il nostro cuore aperto all’amore. Non dimentichiamo: «Siamo chiamati a scoprire Cristo in loro, a prestare ad essi la nostra voce nelle loro cause, ma anche ad essere loro amici, ad ascoltarli, a comprenderli e ad accogliere la misteriosa sapienza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro» (Evangelii gaudium, 198). La fede ci insegna che ogni povero è figlio di Dio e che in lui o in lei è presente Cristo: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).

10. Quest’anno ricorre il 150° anniversario della nascita di santa Teresa di Gesù Bambino. In una pagina della sua Storia di un’anima scrive così: «Ora capisco che la carità perfetta consiste nel sopportare i difetti altrui, non stupirsi assolutamente delle loro debolezze, edificarsi nei minimi atti di virtù che vediamo praticare, ma soprattutto ho capito che la carità non deve restare chiusa in fondo al cuore: “Nessuno, ha detto Gesù, accende una fiaccola per metterla sotto il moggio ma la si mette sul candeliere, affinché illumini tutti quelli che sono nella casa”. Mi sembra che questa fiaccola rappresenti la carità che deve illuminare, rallegrare non solo coloro che sono a me più cari, ma tutti coloro che sono nella casa, senza eccettuare nessuno» (Ms C, 12r°: Opere complete, Roma 1997, 247).

In questa casa che è il mondo, tutti hanno diritto a essere illuminati dalla carità, nessuno può esserne privato. La tenacia dell’amore di Santa Teresina possa ispirare i nostri cuori in questa Giornata Mondiale, ci aiuti a “non distogliere lo sguardo dal povero” e a mantenerlo sempre fisso sul volto umano e divino del Signore Gesù Cristo.

Roma, San Giovanni in Laterano, 13 giugno 2023, Memoria di Sant’Antonio di Padova, patrono dei poveri.

 

FRANCESCO

 

Articolo (clicca qua) e Reportage  (clicca qua) sul concerto di beneficenza pro profughi ucraini organizzato dalla MCI Karlsruhe "San Giuseppe" in collaborazione con la parrocchia tedesca Unserer Lieben Frau di Karlsruhe, domenica 15 gennaio 2023.

 

 

 

 

CORSO CRESIMA ADULTI

       (dal 18 anni in sù)

 

comincerà 25 marzo 2023 e finirà 20 maggio 2023. 

  Gli incontri si svolgeranno nel salone della Missione a Ettlingen, Am Hardwaldt 4, dalle ore 10.00 alle ore 13.00. (25.03; 22.04; 6.05; 20.05).

 

  Oltre agli incontri ci sarà 5.04 (mercoledì) "Cena ebraica" - catechesi eucaristica  alle ore 19.00 e il Ritiro spirituale con le Confessioni in preparazione alla Cresima il 27.05 (sabato) dalle ore 14.00 alle ore 19.00.

 

  Parte integrante della preparzione alla Cresima fa la partecipazione alle liturgie della Settimana santa (2.04-8.04): Domenica delle Palme, Giovedì Santo, Venerdì Santo, Veglia Pasquale sabato notte.

 

 Il sacramento della Cresima viene conferito Domenica 28 maggio 2023, PENTECOSTE, durante la Santa Messa delle ore 11.45 nella chiesa Unsere Liebe Frau di Karlsruhe

 

Per ulteriori informazioni chiamare in ufficio. (tel. 07243/7655585)

 

 

 

LA MISSIONE IN FESTA

 

 

   Nella breve relazione del 16 agosto 1961 al Delegato per le Missioni Cattoliche in Germania Don Pietro Puccinelli ha annunciato che il 12 luglio 1961 è stata aperta la MCI a Karlsruhe.

  Con la Santa Messa dell'11 luglio 2021 apriamo uficcialmente l'"Anno Giubilare" che si concluderà il 10 luglio 2022 con la Messa solenne presieduta dal Vescovo ausigliare di Freiburg Peter Birkhofer.

   Per questa occassione è stato realizzato un Roll-up che sarà esposto per tutto l'anno nella chiesa Unsere Libe Frau di Karlsruhe e nelle altre chiese dove viene celebrata la Santa Messa in italiano. E' stata realizzata anche una immaginetta-segnalibro con alcuni dati significativi riguardanti la nostra Missione. Le possiamo prendere gratuitamente in chiesa.

   Ogni mese viene aggiunto un altro Roll-up con la storia della Missione, le foto e anche le riflessioni delle persone che hanno vissuto la Missione in questi anni. Per questo motivo chiedo, a chi si sente, di scrivere anche due righe della propria esperienza con la Missione. Così faremo più viva e più partecipata questa mostra. Se avete le foto o altri ricordi legati alla Missione portatele (poi vengono restituite).

   Alla fine viene redatto un piccolo libro (in forma digitale che si potrà scaricare dal sito della Missione ed eventualmente stampare p.e. dalla dm) basato sugli Roll-up ed ampliato da altri contenuti. 

   Durante l'anno saranno proposte anche altre iniziative, sempre purtroppo condizionate dalle restrizioni legate al Corona-virus.

   Buon Anno Giubilare a tutti e che possa dare la spinta di riprendere le attivita dopo tutti i lockdown della Pandemia.

 

Don Waldemar

 

 

 

 

 

 

Festa dell'Addolorata. Il Rosario dell'Addolorata con la testimonianza di Salvo che fa il pellegrinaggio-penitenza verso la Sede del Parlamanto Europeo a Brussel chidendo la conversione dell'Europa ai valori cristiani. La testimonianza parte dal minuto 40 del video.

 

https://www.facebook.com/missioneitaliana.karlsruhe.5/videos/166327745066355/

 

 

 

 

 

 

 

 

ABBIAMO RIPRESO LA CELEBRAZIONE

DELLA SANTA MESSA CON IL POPOLO!!!

https://www.youtube.com/watch?v=yRbVwRSEbks

 

 

Il video dalla prima Santa Messa con il popolo dopo la sospensione per Corona-virus celebrata 10 maggio 2020 nella chiesa Unserer Lieben Frau

a Karlsruhe.

https://www.facebook.com/annamaria.canfailla.1/videos/236715164226398/

 

 

Cari Amici,

da Domenica 10 maggio abbiamo ripreso la celebrazione della Santa Messa con la partecipazione dei fedeli. Ovviamente tante cose non saranno come prima.

Siamo ancora nella pandemia di Corona-virus. Per questo motivo dobbiamo rigorosamente attenersi alle regole dateci dal Governo regionale, dall'Ordinariato di Freiburg e dalle rispettive parrocchie di Karlsruhe, Rastatt, Bühl, Achern e Lahr. Non stressiamoci, ma vi chiedo la massima serietà, collaborazione e osservanza delle regole (Vedi due manifesti sotto, tradotti dai manifesti in lingua tedesca mandateci dall'Ordinariato di Freiburg).

 

Karlsruhe Ogni domenica e festivi, ore 11.45 (posti in chiesa 120) - sarà possibile entrare in chiesa dalle ore 11.30 perché la chiesa deve essere disinfettata dapo la S. Messa delle ore 10.00 in lingua tedesca.

- La maschrina non è obbligatoria ma consigliata. Non c'è obbligo di guanti per i partecipanti alla messa.

- Ci sarà solo un'Entrata e una Uscita dove saranno le persone adette alla sicurezza o ordine. Vi chiedo di comportarci secondo le loro indicazioni.

La troveremo anche il liquido per disinfettare le mani.

- Quando stiamo fuori della chiesa ricordiamo di mantenere la dovuta distanza di sicurezza di 2m.

- Per entrare in chiesa formiamo una fila e manteniamo la distanza di 2 m (come ai supermercati).

- All'Uscita manteniamo ordine indicato alla fine della messa.

 

Rastatt - Ogni domenica e festivi, ore 18.00 (posti in chiesa 30) -  sarà possibile entrare in chiesa dalle ore 17.45. Altro come a Karlsruhe.

 

Achern - ogni 1° e 3° sabato del mese, ore 18.30 (posti in chiesa 82) - sarà possibile entrare in chiesa dalle ore 18.00

Altro come a Karlsruhe.

 

Lahr - ogni 2° e 4° sabato del mese, ore 18.00  (posti in chiesa 50) - sarà possibile entrare in chiesa dalle ore 17.45

Altro come a Karlsruhe. (FINO A PASQUA LE SANTE MESSE SOSPESE

A CAUSA RESTRIZIONI CORONA-VIRUS)  

 

Bühl - ogni 1° e 3° domenica del mese, ore 15.00.

 

Don Waldemar

Liturgie del Vaticano

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